venerdì 2 febbraio 2018

CANTO NOTTURNO Dl UN PASTORE ERRANTE DELL' ASIA
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la gr
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
E' la vita mortale.

Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perchè da noi si dura?
Intatta luna, tale
E' lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perchè delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito Seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.

O greggia mia che posi, oh te beata,
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perchè d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perchè giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E' funesto a chi nasce il dì natale.

Giacomo Leopardi


(Questa bellissima poesia me l'ha fatta tornare in mente la nostra carissima compagna Estrellita
e proprio l'altra sera in cielo c'era una bellissima luna...che ho fotografato.) 


(Castagnole ripiene, 04/02/2018)

domenica 24 dicembre 2017



Finalmente , dopo 8 mesi, i lavori di ristrutturazione e ampliamento del nostro  appartamento sono terminati!!!!

 Mancano ancora alcuni dettagli, tipo tende, tappeti, quadri...
però il più è fatto...
che faticata però!!!!
















giovedì 2 novembre 2017



FIORI PER LE STELLE
QUELLE PIU' PICCOLE
QUELLE CHE SEMBRA BRILLINO APPENA
NASCOSTE DALLE STELLE  PIU' GRANDI
E PIU' LUMINOSE

FIORI PER QUELLE STELLE
CHE HANNO CAMMINATO
NELLE  STRADE PIU' BUIE
DI QUESTA TERRA 
MA CHE HANNO SAPUTO ILLUMINARE
OGNI VIA
CON IL LORO SORRISO
IL LORO AMORE

FIORI PER NON DIMENTICARLE
QUELLE PICCOLE STELLE
MALGRADO IL TEMPO CHE PASSA
MALGRADO IL CIELO
LE CELI
COME UN IMMENSO TESORO 


 



lunedì 18 settembre 2017







Credo che il cielo
non potrà ancora
 sopportare a lungo 
di specchiarsi
in mari rossi di sangue









E credo che il vento
smetterà di soffiare
troppo stanco di trasportare
i lamenti e le grida di dolore
di gente innocente
             

Anche il sole
sarà ancora più cocente
per la rabbia di vedere
una Terra
così sfruttata
e maltrattata
da uomini
che pretendono di vivere
sopprimendo
altri uomini.


sabato 26 agosto 2017





23 AGOSTO 2017
Presentazione del libro "Il tempo della strada"
 di mio nipote Umberto Mantoni

giovedì 3 agosto 2017




Aldilà di questa nebbia

c'è ancora la voglia di ragionare, di pensare, di obbiettare

e anche la voglia di relizzare e di cambiare

Aldilà di questo nulla

c'è ancora un seme chiamato unità

ma perchè attecchisca occorre la buona terra

occorre l'esperienza di chi vorremmo ignorare

ma che ha ancora tanto da insegnare

Aldilà del tempo

ci saremo noi, insieme a chi si era perso

e poi ritrovato e poi rinsavito

Non potremo far nulla senza di lui

non potremo realizzare tanto

se non avremo ascoltato il suono

di chi è diverso
 
 ma ci crede ancora nel Risorgimento.

mercoledì 5 luglio 2017





(Alba del 3 luglio 2017)



INCONTRI 


Troviamo uno sguardo

che ci chiede

silenzioso

un pò d'aiuto

Ma l'incalzare del tempo

non ci dà la voglia

di tendere la mano

o solamente

di ricambiare quello sguardo

Tante anime sole

scappate da povertà

e guerra

per rincorrere un sogno

di una vita dignitosa

Sono anime tristi

facili prede

di lavori senza dignità

Sono facce colorate

di ogni razza

e ogni dove

che ancora ci ostiniamo

sbagliando

a considerare estranee

al nostro vivere quotidiano

Dimenticando valori

e sentimenti di fratellanza

e chiudendo gli occhi su ciò

che non ci piace e

rinnegando la nostra coscienza