sabato 24 dicembre 2016

BUON NATALE







NATALE 2011


E anche oggi che è Natale
mi specchio nei tuoi occhi
E anche se son occhi stanchi
ci trovo , 
come sempre,
la speranza e la forza
per andare avanti
La tua voce  è musica
e la tua mano fresca
lenisce le mie ferite..
******************

Buon Natale al sole
che malgrado noi continua a sorgere
Buon Natale alla Luna
che accoglie ancora
i nostri sospiri e i nostri desideri
Buon Natale alla Terra
che resiste ai soprusi dell'Uomo

Buon Natale a chi soffre
a chi assiste i malati
a chi lavora per pochi euro
a chi dimentica le ingiustizie subite
a chi sorride per non piangere
a chi arranca ma non cede
a chi cede per un po' e poi si rialza
a chi impreca e poi chiede perdono
a chi , malgrado tutto,
continua a vivere.

mercoledì 7 dicembre 2016

giovedì 1 dicembre 2016









Quando il silenzio
prende il posto delle parole
fa ancora più rumore
è come un boato
che esplode e
 riecheggia dentro
 ogni singolo minuto
della propria vita
Si vorrebbe gridare
ma è troppo tardi
perchè
il tempo delle rivalse
è scaduto
insieme ai giorni
pieni di speranza
Anche le ragioni
sono sbiadite
sembrano quasi colpe
anche se non lo sono mai state
E intorno solo i sorrisi cinici
 e le grida
di chi le tue ragioni
le ha calpestate.

domenica 20 novembre 2016



 "Baratttolino al cioccolato"
(20 novembre 2016)



UN (MIO)GIORNO COME TANTI


Mi son persa nel traffico
di un giorno di pioggia
intrappolata a pensare
a stranezze
e a quelle parole
mai dimenticate
e poi ho sorriso
mio malgrado
come se le gocce
sui vetri riflettessero
i raggi di un sole
capace di riscaldare il mio cuore
Mi sono persa
tra le corsie di un supermercato
ad ammirare biscotti e cioccolata
dimenticando ciò che dovevo comperare
veramente
Non so con precisione
come sono arrivata a casa
ma ci sono arrivata
e mio figlio sorridendo
mi ha chiesto:
tutto bene mamma?
Si tutto bene
ho risposto
ritorando alla realtà.

mercoledì 2 novembre 2016

(Alba  del 2 Novembre 2016)



RIBELLI


E' il vento dei ribelli

quelli delle file scomposte

ma sempre pronti a rispettarle

quelli che sanno dire no 

ai sorrisi di circostanza

e alle parole recitate da copione

Quelli che se gli pesti i piedi

possono anche accettare le scuse 

ma non dimenticano 

Ribelli dentro

che fuori dalle righe si trovano così bene

che riescono a inventare un percorso tutto loro

Ribelli che vorrebbero solo un po' di giustizia e

che pretendono solo ciò 

che riescono a dare

ma quello che danno

è davvero un tesoro
per l'intera umanità. 




Panini allo zafferano 
(preparati e sfornati pochi minuti fa...oh, sono ribelli anche
loro, ce ne fosse uno uguale!...si vede che li ho fatti io :-) )



Oggi, domenica 6 novembre, stavo cercando delle foto
e non le ho trovate, disordinata come sono... ho trovato invece questa foto risalente al 1968
Era il giorno del matrimonio di mia sorella Rosella, io e il nipotino  di
mio cognato Adriano eravamo i paggetti che accompagnavano gli sposi.
Che piccoli!!!
Voglio tornà bambina!!!!





11 novembre 2016 - "Stoccafisso con patate e pomodorini"
cucinato da mio fratello.




"La SuperLuna" (14 novembre 2016)



giovedì 13 ottobre 2016


Come se fosse l'Eternità


Una giornata d'autunno
ero seduta sulla spiaggia
a respirar aria e salsedine
a pieni polmoni
Il mare  era calmo
eppur si intravedeva
tra la piatta distesa
grigio-azzurra
il ricordo
di tumultuosi cavalloni
di spuma grigia di detriti
di onde torbide
e nemiche


Come la vita
che un attimo
sembra darti
respiro e appagamento
ma sai che tra un mese,
un giorno, un'ora
o forse un minuto
ti risbatterà in faccia
con impeto e violenza
la sua fatica, le sue privazioni,
le sue lotte,
le sue mille pretese,
le sue ciniche offese


Eppure sono rimasta
a fissare,
la piatta distesa d'acqua
azzurra e malinconica,
in estasi
in pace
in completa libertà


Come se,
quell'attimo,
fosse l'eternità.

giovedì 29 settembre 2016

LE CRONACHE DEL BECCAMORTO POVERO


 Umberto MantoniE’ molto particolare, il momento in cui una persona, parente, buon amico, viene a mancare. In quell’istante, anche il cielo sopra di noi si ferma e tutto quello che succede dopo, è come un lungo giorno che non ha mai fine. Noi siamo lì, circondati da persone che conosciamo a darci conforto e altre, che non conosciamo, che narrano le gesta del nostro Amato che non vi è più, nella sua vita.
In questo periodo, la nostra unica occupazione, deve essere solamente, pensare ed aspettare. Aspettare il momento in cui parteciperemo al suo ultimo viaggio, e tutto quanto dovrà essere svolto, secondo i suoi desideri e nella più completa dignità.

Ma come? E chi? Potrebbe togliere la dignità a un morto? Negli ultimi anni, le leggi e le normative di chi dirige tutto quanto, in questa città, ce la stà mettendo tutta per farlo. Immaginate, una città, abbastanza popolata come la nostra. Ora immaginate che purtroppo, qualcuno a cui tenete, esali il suo ultimo respiro nel letto di casa. Alcuni, per quanto riguarda la veglia funebre, si sentono più in sollievo a farla tra le mura domestiche.

Ma per altri non è così, forse perché magari il periodo è quello estivo, dove la temperatura arriva anche a trenta gradi nel nostro territorio, oppure perché, qualcuno non gradisce che nella propria abitazione, si crei una processione infinita di persone, per l’ultimo saluto. Altri non vogliono convivere con il triste ricordo, che, la persona a cui tenevano, passasse gli ultimi giorni in questa terra nella propria camera da letto, sarebbe molto difficile poi, ritornare in quella stanza senza sentire un vuoto dentro.

Allora come si fa? Poco tempo fa, come tutt’ora, è disponibile la camera mortuaria del cimitero, la quale, è stata dotata, di tutti i mezzi possibili, dico possibili, perché non è molto grande e il responsabile, ha fatto un gran bel lavoro con i pochi mezzi che aveva a disposizione. Infatti, vi è solo un posto per il monitoraggio delle salme prima dell’allestimento della camera ardente. Ma se nel momento in cui dobbiamo portare il nostro caro in quel posto, ce ne fosse un altro ad occupare la cappellina, come facciamo? Non si potrebbe portare, e allora? Come dicevo, fino a poco tempo fa, chi comandava, in questo caso, ci dava la grazia di poterlo accompagnare all’obitorio dell’ospedale.

E adesso? Adesso non è più così, adesso se il cimitero fosse occupato, che si sa, purtroppo, non si muore uno alla volta. Se fosse occupato, l’ospedale è blindato, non si entra e non si può nemmeno uscire. Pensiamo che ci sono quelli che abitano nei comuni lontani a cui piacerebbe, portare il loro caro a casa, per la veglia funebre, invece di prendere la macchina tutte le mattine e farsi quasi trenta chilometri, fino al giorno del funerale. Nella  nostra città, invece, lo dobbiamo tenere a casa e se proprio non avessimo questa possibilità, LORO ci consigliano, di portarlo all’ospedale di Torrette, molto comodo. Ma perché non possiamo portarlo all’obitorio dell’ospedale della nostra città? Ci dicono che non è a norma, a detta loro, mancano delle cose, tra cui, dei campanelli, che, nel monitoraggio della salma, prima dell’accertamento di morte e allestimento della camera ardente, rivelerebbero dei possibili movimenti delle salme.

Io non lo so, quanto possano costare questi “campanelli”, al cimitero hanno istallato dei rilevatori di movimento, per esempio, rendendolo a norma. Forse questi “signori” nelle loro case, i LORO ospiti, al loro arrivo si fanno annunciare e non hanno bisogno di suonare niente. Ma vi assicuro che non costano così tanto. Ci dicono che il problema è molto più complesso e l’obitorio dell’ospedale rimane inadatto a ricevere salme esterne per problemi logistici. Poi, mi guardo in giro e vedo, che poco più a un chilometro di distanza, c’è un posto adibito per queste cose, che vagamente, ma è solo una mia impressione, sembra quasi una vecchia rimessa per le biciclette. In quel caso dove sono gli elementi a norma? Quali sono? E soprattutto, dov’è il campanello? E’ forse il crocefisso appeso, a fungere da segnalatore di movimento? In questo caso, grideremo al miracolo.

Poi prendo la macchina, faccio un giro all’interno e vedo, garage, sotto scala, dove nessuno dice niente, dove forse è rimasto il rispetto che qui non abbiamo più. Forse non sono le cose a non essere a norma, sono i LORO interessi a non esserlo, perché i turni, non ci sono più da tanto tempo, ma “qualcuno” continua a consigliare la ditta di turno, quello non è a norma, ma va bene lo stesso, perché magari ci mangiamo un po’ sopra, ma sono solo miei pensieri, sicuramente mi sbaglio, a pensar male è peccato. Non lo so, non ho una risposta. E’ certo, che quando verrà a mancare uno di LORO, o una persona “importante”, allora sicuramente, come già successo, ci saranno permessi speciali e dove noi troveremo porte chiuse, a LORO stenderanno anche il tappeto rosso, spazzando via la teoria della “Livella” del Signor Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio in arte Totò, creando morti di seria A e quelli di serie B.

Un bacio e un saluto a tutti.

Di Umberto Mantoni


Voglio condividere questo articolo scritto da mio nipote Umberto (che ha un'impresa di pompe funebri) anche se, so bene, che parlare di funerali e tutto ciò concerne la morte non sia proprio un argomento "allegro", però anche intorno al mondo delle pompe funebri  esistono problemi e scorrettezze che non vanno sottovalutati e, soprattutto, taciuti.
 

venerdì 16 settembre 2016


Storie

 Michela ha gli occhi azzurri
dietro le spesse lenti li puoi ugualmente ammirare
sono occhi innocenti ma anche
occchi pieni di curiosità
Occhi che sanno guardare senza ombre
e se ombre ci scorgi è solo per la timidezza.
Michela è una donna, una persona che ha troppo sofferto
e forse  non se ne rende neanche conto
La vedi passeggiare da sola o in compagnia del suo cane che ama come un figlio
Un figlio che probabilmente non avrà mai.
Anche lei fa parte di una umanità messa ingiustamente ai margini
etichettata come "non normale" come se le persone"normali" fossero migliori di lei.
Di lei che sa ascoltare, che sa sorridere senza un'ombra di malignità nei suoi occhi azzurri.


Angelina aspetta l'autobus
Ha le buste della spesa
e lo sguardo perso
Ma appena la saluti, i suoi occhi sorridono
e la sua voce melodiosa
ti avvolge come la carezza di un plaid d'angora.
Eppure non ha avuto una vita facile Angelina,
Da piccola è stata in Orfanotrofio fino all'età di 5 anni.
Poi ha creduto, ma solo per poco, di aver trovato  finalmente una famiglia da amare e che la amasse.
I suoi genitori adottivi l'hanno portata via da quell'edificio grigio e freddo 
solo per condurla in una altra abitazione anch'essa grigia e fredda.. come loro.
Perchè loro non volevano una figlia da amare, ma solo una serva che li aiutasse in casa e nella loro futura vecchiaia.
Triste destino quello di Angelina, ma di tristi destini ne è pieno il mondo,
perchè di gente che sa amare e comprendere il prossimo ce n'è sempre troppo poca.


Mariella è alta e cicciottella. Ha i capelli biondi raccolti in un piccolo chignon buffo che evidenzia il suo viso rotondo, i lineamenti delicati, gli occhi grandi e vispi.
Vive da sola, Mariella, dopo la morte di sua madre. Spesso però ha la compagnia di un'amica molto più grande di lei che ha un carattere opposto al suo. Quanto è timida e insicura Mariella tanto è estroversa e sicura di sè la sua amica. Però stanno bene insieme, si compensano. Mariella sa frenare l'esuberanza dell'amica e l'amica sa spronare Mariella ad uscire dal suo guscio fatto di insicurezze e paure.
Anche loro sono due persone fuori dai canoni della normalità

Ma ricordiamocelo sempre, la normalità non esiste..
è un'invenzione di chi vuol dominare il mondo. 

domenica 21 agosto 2016


Cosa avresti voluto?
meno parole
meno menzogne
meno dolore
meno ingiustizie

Ma la vita è piena
anche di questo
non lo sapevi?


La terra non è il pianeta fatto per te
che vivi di pane e ingenuità

Chi avresti voluto essere?
Un paladino degli indifesi forse?
Non hanno vita facile
lo sai
vengono derisi
e poi strumentalizzati
e infine condannati
senza appello

E intanto sei scivolato nell'abisso
senza neanche accorgetene
e risalire sarà difficile
forse impossibile

e quelle mani che tanto hai amato

non ci sono più
ad aiutarti

 quelle mani.... ti sembra a volte
di averle sognate.

giovedì 4 agosto 2016

ALCUNE FOTO CHE HO FATTO ULTIMAMENTE:







"Spiaggia libera"  (3 agosto 2016)



Alba (4 agosto 2016)





"Verdure dell'orto" (1°agosto 2016)
(Un regalo da parte di mio fratello)




"La nuova Piazza Garibaldi di Senigallia"  (26 luglio  2016)









Paesaggi della campagna di Piagge e...mia sorella Ivana con nostra zia Olga!

domenica 24 luglio 2016






La ragione


Una ragione.non la trovi,

tra le pieghe quotidiane

tra gli sguardi vuoti

tra parole recitate

come da copione

non la trverai mai

la ragione

per continuare

ad andare avanti

se la cerchi

nella inutile

prosa

di discorsi

scivolosi

e opportunistici

Ma la ragione

la spinta

la forza

è più vicina

di quanto si creda

basterebbe guardarsi

un pò dentro

tra le tenebre dell'anima.


                       

giovedì 7 luglio 2016




Certi essere umani
hanno una innata capacità
di ghettizzare
di dividere
altri esseri umani
Il colore della pelle
il ceto sociale
l'etnia
le preferenze sessuali
possono essere motivi
validissimi
per marchiare
e ripudiare
altri essere umani
usando violenza verbale e fisica.


Non è il mio essere nero
giallo
bianco
o a pallini
che può decidere
il mio ruolo
e il mio posto nel mondo

Solo il mio cuore
solo il mio modo di vivere
nel rispetto degli altri
e di me stesso
può essere usato
per valutarmi
e per esprimere
opinioni su di me

C'è stata troppa gente
che non l'ha capito

C'è ancora troppa gente
che non lo capisce.

Per questo il mondo va a rotoli.

lunedì 20 giugno 2016



Ricordi d'infanzia



Mi ricordo il mare
visto dalla finestra appannata
e la distesa d'erba intorno
a far da cornice
a un cielo senza nubi
con il sole giallo a inondar
di calore ogni cosa
E poi le corse tra i campi di grano
 a racccogliere papaveri
rossi e capricciosi
mentre le cicale oziose cantavano senza sosta 
E l'ombra di un olmo a donare refrigerio
dopo tanto sudare, dopo tanto parlare e ridere
per un nonnulla

Mi ricordo le sere d'estate
con mio padre e mia madre
 e con la luna e le stelle a illuminare le poche case spente
e già addormentate
Ad assaporar la brezza notturna
sotto un portico
avvolto nel buio
sussurravamo piano
per non disturbare il luccichio intermittente
 delle lucciole
Mentre un lontano verso
di una civetta sola 
 raccontava
la sua strana vita
come la mia
di creatura di campagna.





sabato 4 giugno 2016






L'ATTESA



Mi siedo e aspetto
lungo un corridoio bianco
con le pareti bianche
e le luci soffuse
la sedia è bianca
e scomoda
sembra non aderire al mio corpo
è scivolosa
e rigida

Mi alzo
e aspetto in piedi
è meglio
almeno posso fare qualche passo
avanti e indietro
per ingannare l'attesa
che sembra interminabile
Intanto il tempo passa
guardo ogni secondo l'orologio
5 minuti
un quarto d'ora
mezz'ora
nessuno che si faccia vivo
a ricevermi
a spiegarmi e motivare 
questo ritardo
questa attesa illimitata
Noto che non c'è nessuno che aspetta insieme a me
stranamente sono sola
sola ad attendere una risposta
sola
Poi finalmente una voce
un volto già visto
un'anima buona
che mi guarda con compassione
e che mi dice
che non è qui che devo aspettare
non in questo corridoio
ma nell'altro... a destra...
dove ci sono decine di persone
che aspettano
e che sono arrivate prima di me...
come al solito.

mercoledì 25 maggio 2016




Era il 1943, c'era la guerra e mia madre Chiara aveva 17 anni.
Viveva in campagna in una casa colonica con i genitori e le sue sorelle.
Lei era la secondogenita nata nel 1926, prima di lei c'era mia zia Piera nata nel 1924,
poi zia Ida nata nel 31 e  zia Olga nata nel 1933.
I miei nonni erano mezzadri, coltivavano la terra e accudivano il bestiame per il padrone del podere
e della casa in cui abitavano. Tutto ciò che raccoglievano con immensa fatica dalla terra andava per metà al padrone e quando
il raccolto era scarso (e capitava spesso) per loro rimaneva davvero poco, neanche quasi da sfamarsi.
Poi c'erano anche i soldati tedeschi che capitavano ogni tanto nelle campagne a far razzia di farina, uova, polli,verdure, patate e
allora voleva dire fare la fame.
Mia madre essendo la seconda figlia era stata destinata al lavoro nei campi, sua sorella più grande aveva avuto il privilegio
di andare ad imparare da una sarta a "cucire di bianco" cioè ad imparare a ricamare, tessere la stoffa sul telaio, cucire.
Le altre due sorelle erano troppo piccole per sopportare la fatica di guidare i buoi che trascinavano l'aratro, o di falciare
l'erba, o di aiutare durante la mietitura.
Ricordo che mia madre mi raccontava che capitava spesso che doveva alzarsi alle 3 di notte per aiutare suo padre nella semina,
o per dar da mangiare ai buoi, o per mungere le mucche. Lavorava come un uomo, forse anche di più. Con orgoglio mi diceva
che il padrone del podere, che spesso litigava con mio nonno, era soddisfatto ugulmente perchè c'era lei che sapeva mandare
avanti il lavoro nella casa colonica.
Malgrado il troppo lavoro e le immense fatiche però, mia madre era anche una ragazza carina e simpatica.Il sabato sera andava spesso a ballare in un granaio di una casa vicina
dove si riunivano i contadini della zona per passare qualche
ora di svago, c'era un'orchestrina improvvisata, che suonava la fisarmonica e l'armonica a bocca.
C'era la guerra e di giovani uomini non ce ne erano tanti, erano quasi tutti al fronte.
 Però c'era Davide, un giovane ragazzo di 18 anni, che aveva perso
la mamma da poco e che aveva 3 fratellini piccoli. Suo padre era cagionevole di salute e così doveva pensare quasi a tutto lui per mandare avanti
la famiglia, era stato esonerato dalla leva per questo.
Subito mia madre e Davide avevano fatto amicizia e malgrado a quei tempi non c'era modo di frequentarsi spesso, capitava che si vedevano qualche volta in chiesa,
o durante i mercati nel paese vicino.
Si scambiavano qualche parola e tanti sorrisi.
"Aveva dei bellissimi occhi, occhi bianchi", che nel nostro dialetto"bianchi" sta per "azzurri", mi disse mia madre la prima volta
che mi raccontò di Davide.


Passarono alcuni mesi in cui mia madre e Davide si resero conto sempre di più che la loro simpatia si era trasformata in qualcosa
di molto speciale, forse amore.
E fu proprio l'amore che spinse Davide a scrivere quella lettera da Roma. Perché, nel frattempo, purtroppo, Davide era stato costretto a trasferirsi
a Roma da uno zio materno che gli aveva offerto un lavoro presso la sua officina.
Con la guerra ancora in corso, la salute di suo padre sempre più cagionevole e che non riusciva più a lavorare nei campi
e la miseria e la desolazione che attanagliavano le campagne marchigiane,
Davide aveva accettato la proposta di un lavoro sicuro da parte di suo zio. Dapprima era partito da solo dal paesello
poi, dopo qualche tempo, aveva deciso di trasferirsi per un lungo periodo a Roma con i fratellini
e suo padre. Era felice di poter contribuire al sostentamento della sua famiglia ma terribilmente addolorato di doversi separare da mia madre. Così da Roma
le scrisse una lettera, quella lettera che mia madre avrebbe ricordato per tutta la sua vita, in cui Davide le chiedeva
di fidanzarsi con lui e di sposarla di lì a poco tempo. "Se vuoi, tuo per sempre Davide" erano queste le parole che chiudevano
la lettera e queste erano le parole che nel suo racconto, più delle altre,  pronunciava con un tono pieno di nostalgia mia madre.
Mia madre ne parlò in casa, e accadde un putiferio. La madre si mise a piangere, la sorella più grande si rabbuiò subito vedendosi già relegata al ruolo di zitella
perchè sua sorella più piccola si sposava prima di lei, e suo padre imprecò dicendo che era troppo giovane e credulona perché quel ragazzo
le avrebbe fatto fare la serva di suo padre e i suoi fratelli. Mia madre rimase scioccata dalla furia di quelle reazioni. E i dubbi che credeva di non avere
si manifestarono all'improvviso con tutta la loro irruenza. E poi sapeva che senza di lei suo padre e tutta la sua famiglia avrebbero perso due braccia
essenziali per il lavoro nei campi. Che ne sarebbe stato di loro?
Era confusa, era triste, voleva davvero bene a quel ragazzo, ma la paura del futuro, le parole di suo padre e anche il suo senso di responsabilità presero il sopravvento
e con immenso dolore rispose NO alla proposta di matrimonio di Davide. Quando  si rividero, prima della  partenza per Roma di Davide con la sua famiglia, lui
le disse che aveva sbagliato a non accettare la sua proposta, lui la amava davvero e l'avrebbe trattata sempre come una regina. Mia madre non riuscì neppure a rispondergli,
aveva la gola chiusa dalle lacrime.

Passarono diversi anni, mia madre si era sposata con mio padre e aveva già due bambine piccole, erano gli inizi degli anni '50, in una festa di
matrimonio di amici, rivide Davide. Anche lui era sposato ed era tornato nel suo paese d'origine con la sua famiglia. Mia madre lo salutò cordialmente
ma lui con fare serio la salutò sì, ma le disse anche che era meglio che le stesse lontano, soffriva ancora troppo.
Mia madre abbassò gli occhi e le si spense il sorriso. Per alcuni anni capitò che si incrociassero, ma mai più si rivolsero la parola.
Passarono ancora gli anni e non si rividero, né seppero più nulla l'uno dell'altra.

Era l'inverno del 1990, mia madre era già vedova, mio padre era morto nel 1983, e una sera ricevette una telefonata. Dall'altro capo del filo c'era una voce
di donna, una sconosciuta che, chiedendole scusa per il disturbo, le disse che aveva faticato tantissimo a trovare il suo numero. Nell'elenco telefonico
non risultava nessuna Bellucci Chiara. Poi però, grazie all'aiuto di parenti di mia madre era riuscita a rintracciarla. Si presentò, era la moglie di Davide.
Davide era morto, dopo una lunga malattia però, prima di morire, le aveva fatto promettere che avrebbe informato della sua morte anche la sua carissima amica di gioventù, Chiara.
E così aveva fatto. Mia madre, emozionata,  la ringraziò con tutto il cuore!

Penso che un amore così capiti poche volte nella vita, un uomo che in punto di morte, a distanza di 50 anni, pensi ancora al suo primo amore di gioventù
è davvero raro. Un amore di altri tempi, del secolo passato, un amore vero. Spesso ho detto a mia madre che era stata davvero fortunata ad avere
conosciuto un uomo come Davide.  E lei sorrideva.




lunedì 9 maggio 2016




Clara era la sorella di mio cognato Carlo (il marito di mia sorella Ivana), è mancata alcuni giorni fa
all'età di 79 anni. All'età di 5 anni fu colpita da una paralisi che le lesionò il cervello rendendola incapace di parlare e parzialmente incapace di muoversi e soprattuto non più n grado di capire e di riconoscere i propri cari. . Era il periodo della guerra e allora medici e forze dell'ordine costrinsero i suoi genitori a ricoverarla in una struttura per malati mentali, un manicomio. 

Questa è la lettera scritta da suo nipote Umberto (e anche mio nipote)  per salutarla e ricordarla.
Ci piaceva condividerla con voi.

domenica 8 maggio 2016


Auguri a tutte le Mamme

https://lh3.googleusercontent.com/-KGD-P-8uLow/VxjA8hpF9hI/AAAAAAAAA1Y/P5nn21kmqCcXDPfZOefgoLJemfbAQ-w_wCCo/s128/20160421_133616-EFFECTS.jpg

Madre

Sa asciugare qualunque tua lacrima
e lenire ogni tua ferita
Sa guardare oltre ogni tuo  dolore
e sorreggerti lungo il tuo cammino
E se cadi 
ti insegnerà ad alzarti
e se perdi la forza
ti regalerà la sua forza
Ogni tuo errore
lo perdonerà
ogni tua sconfitta
la accettterà
Ma se sarai felice
gioirà con te
in silenzio
senza fare rumore
perchè l'amore di una madre
non ha bisogno 
di parole.



giovedì 28 aprile 2016



Era il 1943, c'era la guerra e mia madre Chiara aveva 17 anni.
Viveva in campagna in una casa colonica con i genitori e le sue sorelle.
Lei era la secondogenita nata nel 1926, prima di lei c'era mia zia Piera nata nel 1924,
poi zia Ida nata nel 31 e  zia Olga nata nel 1933.
I miei nonni erano mezzadri, coltivavano la terra e accudivano il bestiame per il padrone del podere
e della casa in cui abitavano. Tutto ciò che raccoglievano con immensa fatica dalla terra andava per metà al padrone e quando
il raccolto era scarso (e capitava spesso) per loro rimaneva davvero poco, neanche quasi da sfamarsi.
Poi c'erano anche i soldati tedeschi che capitavano ogni tanto nelle campagne a far razzia di farina, uova, polli,verdure, patate e
allora voleva dire fare la fame.
Mia madre essendo la seconda figlia era stata destinata al lavoro nei campi, sua sorella più grande aveva avuto il privilegio
di andare ad imparare da una sarta a "cucire di bianco" cioè ad imparare a ricamare, tessere la stoffa sul telaio, cucire.
Le altre due sorelle erano troppo piccole per sopportare la fatica di guidare i buoi che trascinavano l'aratro, o di falciare
l'erba, o di aiutare durante la mietitura.
Ricordo che mia madre mi raccontava che capitava spesso che doveva alzarsi alle 3 di notte per aiutare suo padre nella semina,
o per dar da mangiare ai buoi, o per mungere le mucche. Lavorava come un uomo, forse anche di più. Con orgoglio mi diceva
che il padrone del podere, che spesso litigava con mio nonno, era soddisfatto ugulmente perchè c'era lei che sapeva mandare
avanti il lavoro nella casa colonica.
Malgrado il troppo lavoro e le immense fatiche però, mia madre era anche una ragazza carina e simpatica.Il sabato sera andava spesso a ballare in un granaio di una casa vicina
dove si riunivano i contadini della zona per passare qualche
ora di svago, c'era un'orchestrina improvvisata, che suonava la fisarmonica e l'armonica a bocca.
C'era la guerra e di giovani uomini non ce ne erano tanti, erano quasi tutti al fronte.
 Però c'era Davide, un giovane ragazzo di 18 anni, che aveva perso
la mamma da poco e che aveva 3 fratellini piccoli. Suo padre era cagionevole di salute e così doveva pensare quasi a tutto lui per mandare avanti
la famiglia, era stato esonerato dalla leva per questo.
Subito mia madre e Davide avevano fatto amicizia e malgrado a quei tempi non c'era modo di frequentarsi spesso, capitava che si vedevano qualche volta in chiesa,
o durante i mercati nel paese vicino.
Si scambiavano qualche parola e tanti sorrisi.
"Aveva dei bellissimi occhi, occhi bianchi", che nel nostro dialetto"bianchi" sta per "azzurri", mi disse mia madre la prima volta
che mi raccontò di Davide.
(continua...)

giovedì 21 aprile 2016






Vasca da...fragole!



Stamattina sono andata in campagna  da mio fratello Giorgio e ho fatto un po' di foto al suo bellisimo orto e ai suoi animaletti da cortile.
In una foto ci ho beccato pure lui  per sbaglio...:-)

venerdì 15 aprile 2016




Speranza...

Sono petali bianchi
sporcati di sangue
e letame
Come anime perse
nel limbo
delle ingiustizie

Eppur vagando
il pane ha ancora il suo profumo
                                e il mare accarezza la sabbia dorata   
                         
Eppur i piccoli particolari
e i faticosi progressi
sono evidenti
malgrado stridano con le ciniche
gesta di chi gode
del suo egoismo

Sono ali leggere
su cui posare le gambe stanche
per poter ricominciare
il cammino
dopo l'ennesima sconfitta
mai accettata

Sono i motivi
e la forza
per continuare a vivere.
 

E ancora speranza......

Sotto la pelle
scorre ancora
la voglia di vivere
Arrampicarsi su mura scivolose
per accertarsi ancora
di esistere
malgrado il vento
impetuoso
frena e frantuma sogni congelati
da anni
Sotto le ciglia
ancora occhi che voglion
vedere
e non solo guardare distratti
le scene solite e magre
come le dita che afferrano
il nulla
E dentro il cuore
germoglia ancora
quel seme piccolo
ma duro come una roccia
...
 speranza.

sabato 2 aprile 2016


(Io e Teresa  - Maggio 2015)




Ci sono sguardi che non si dimenticano
come i giorni felici e inaspettati
Poi ci sono le parole
che rimangono stampate nella mente
come i ricordi più belli
della gioventù
Il tempo sbiadisce
tante sensazioni
ma sa mettere in risalto
ciò che più conta veramente
l'affetto dato e ricevuto
senza riserve
senza calcoli  
senza chiedersi 
il perchè..
Perchè se è vero
che tutto passa

e tutto cambia
è anche vero
che c'è un qualcosa
o un qualcuno
che rimarrà sempre
nel cuore.

sabato 26 marzo 2016



ITACA

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l'emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d'estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d'ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città dell'Egitto,
a imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la ritrovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.

- Konstantinos Kavafis -

venerdì 18 marzo 2016


CI SONO GIORNI
Ci sono giorni in cui
non si ha voglia di fare niente
e quello che si è costretti a fare
è fatto con gesti automatici
senza impegno , senza metterci passione
Ci sono giorni in cui
solo i pensieri,
i più svariati,
sono in primo piano e catalizzano
tutte le energie
E se i pensieri sono tristi e grigi
allora sembra di essere in balia del tempo
in balia degli altri che reclamano  attenzione
Ci sono giorni in cui
le nuvole sono un tutt'uno con il cuore oppresso
e il sole sembra solo un'invenzione
Ci sono giorni in cui si pensa di aver sempre zoppicato
e non camminato e non corso
come si credeva di aver fatto
Ci sono giorni in cui
non si riconoscono le persone e il mondo
che hanno sempre fatto parte della propria vita
e ci si sente soli
e inutili
e sciocchi
e sconfitti.....
Ci sono giorni in cui.....
Si aspetta che il tempo
li porti via.....















domenica 6 marzo 2016

PER TUTTE LE DONNE...




E Dio mi fece donna
dai lunghi capelli
dagli occhi,
dal naso e dalla bocca di donna.
Con delle curve
delle pieghe
e delle molteplici ondulazioni.
Mi scavò poi dentro
per farmi diventare il giardino di esseri umani che sono.
Tese delicatamente i miei nervi
e bilanciò con cura
il numero dei miei ormoni.
Compose il mio sangue
e me la iniettò poi in vena
in modo di irrigarmi
tutto il corpo:
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto.
Tutto quel che creò lo fece delicatamente
a colpi di sospiri
trivellazioni d’amore,
le mille cose che conformano il mio essere donna giorno dopo giorno
quelle per le quali mi alzo piena di orgoglio
ogni mattina
e benedico il mio sesso.

Gioconda Belli
Poetessa, saggista, narratrice, nata a Managua (Nicaragua) il 9 dicembre 1948
(Trad. di M. Fernàndez)
Opera: La ternura - Oswaldo Guayasamin - Ecuador


(Grazie ad Edu per averci segnalato questa bellissima poesia.)

venerdì 26 febbraio 2016

domenica 21 febbraio 2016





Aspettando che le rose tornino a sbocciare
e che la Primavera
doni un sorriso tutto nuovo
a chi nel cuore
ha le lacrime piene
di rassegnato dolore
Nessun miracolo
solo qualche momento
per respirare nuovamente
e pianamente
senza sussulti
senza singhiozzi strozzati
 con la mente libera
dalle catene
di un passato freddo
e senza colore.

martedì 9 febbraio 2016



FRA LE NUVOLE



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Effimera felicità

che fa battere forte il cuore

e libera i pensieri fra le nuvole

Tutto sembra semplice

e risolvibile

E il male sfuma

dietro tende rosa

e gli occchi ridono

fino alle lacrime

Nessuno come te

può sconvolgere

nessuno come te

può  ribaltare convinzioni

prima di ricadere

nel pozzo

delle disillusioni







venerdì 29 gennaio 2016





Ci stanno mangiando vivi, pezzettino dopo pezzettino. Ci hanno mangiato l'aria con gli inceneritori e le raffinerie, ci hanno mangiato l'acqua sversando veleni e rifiuti chimici senza controlli, ci hanno mangiato gli spazi di verde con la libera cementificazione, ci hanno mangiato i diritti conquistati con il sangue dai nostri padri, ci hanno mangiato la pensione,il diritto al lavoro e la dignità di lavorare riducendoci a degli schiavi.
Quando ci avranno spolpato ben bene spero solo che si mangino tra loro!


"Io le parole
le vorrei scagliare
come fossero proiettili
per spegnere i sorrisi cinici
di chi
dall'alto del suo scranno
ignora i patimenti e
alimenta le sofferenze
della gente
Io le parole
le griderei nelle strade,al supermercato, nelle scuole e nelle chiese
per risvegliar coscienze sopite
e rinnegate.
Io le parole le ripeterei all'infinito
per far crescere l'indignazione
di chi è sottomesso
e schiavo del sistema
Ma sono stanca
e ho la gola arida
a forza di parlare
perché non c'è peggior sordo
di chi non vuol sentire
di chi della rassegnazione
ha fatto la sua bandiera."

martedì 19 gennaio 2016



Sopra le Nuvole
 
 Oggi il cielo è pieno di soffici nuvole...
Chissà se ci guarda e cosa pensa di noi
chi sta sopra le nuvole?
Chissà se un giorno potremo anche noi
star sopra le nuvole?
Chissà se lì sopra
 potremo dimenticare ogni problema
ed ogni pena?
Chissà se saremo felici,
a star sopra le nuvole,
come spettatori neutrali
degli incontri e degli scontri terreni?
Chissà se sopra le nuvole
ci saranno chiacchiere,
o risate,
o pensieri?
O saremo così sopra le nuvole
da non provar tali emozioni ma solo
e unicamente
 una beatitudine
così profonda e forte
da cancellare qualsiasi altra sensazione?
Chissà..
Intanto il vento ha spazzato via le nuvole
e il cielo è desolatamente vuoto
vuoto come
probabilmente
è realmente

 


 
 

venerdì 8 gennaio 2016



Come se...

Cercami un motivo
per cui possa ancora sperare
mentre
guerre e ingiustizie
regnano in questa terra
e le parole d'amore
le porta via il vento
dell'indifferenza
Dammi una ragione
perchè il mio sguardo
riesca a mantenersi sereno
mentre scruta il mare rosso di sangue
o guarda le luci impazzite
di una città avvolta 
in un silenzio di morte
Riesci a trovarmi una risposta
al perchè bambini muoiono di fame e stenti
mentre uomini di Dio
si lavano in vasche d'oro? 
E ancora
riesci a spiegarmi perchè
mi sento sempre più debole
sempre più isolato?
...Come se l'altruismo
la giustizia
l'amore
l'onestà
in cui credo
fossero i veri mali del mondo..
come se io fossi il vero male del mondo..