
E’
molto particolare, il momento in cui una persona, parente, buon amico,
viene a mancare. In quell’istante, anche il cielo sopra di noi si ferma e
tutto quello che succede dopo, è come un lungo giorno che non ha mai
fine. Noi siamo lì, circondati da persone che conosciamo a darci
conforto e altre, che non conosciamo, che narrano le gesta del nostro
Amato che non vi è più, nella sua vita.
In questo periodo, la nostra unica occupazione, deve essere solamente,
pensare ed aspettare. Aspettare il momento in cui parteciperemo al suo
ultimo viaggio, e tutto quanto dovrà essere svolto, secondo i suoi
desideri e nella più completa dignità.
Ma come? E chi? Potrebbe togliere la dignità a un morto?
Negli ultimi anni, le leggi e le normative di chi dirige tutto quanto,
in questa città, ce la stà mettendo tutta per farlo. Immaginate, una
città, abbastanza popolata come la nostra. Ora immaginate che purtroppo,
qualcuno a cui tenete, esali il suo ultimo respiro nel letto di casa.
Alcuni, per quanto riguarda la veglia funebre, si sentono più in
sollievo a farla tra le mura domestiche.
Ma per altri non è così, forse perché magari il periodo
è quello estivo, dove la temperatura arriva anche a trenta gradi nel
nostro territorio, oppure perché, qualcuno non gradisce che nella
propria abitazione, si crei una processione infinita di persone, per
l’ultimo saluto. Altri non vogliono convivere con il triste ricordo,
che, la persona a cui tenevano, passasse gli ultimi giorni in questa
terra nella propria camera da letto, sarebbe molto difficile poi,
ritornare in quella stanza senza sentire un vuoto dentro.
Allora come si fa? Poco tempo fa, come tutt’ora, è
disponibile la camera mortuaria del cimitero, la quale, è stata dotata,
di tutti i mezzi possibili, dico possibili, perché non è molto grande e
il responsabile, ha fatto un gran bel lavoro con i pochi mezzi che aveva
a disposizione. Infatti, vi è solo un posto per il monitoraggio delle
salme prima dell’allestimento della camera ardente. Ma se nel momento in
cui dobbiamo portare il nostro caro in quel posto, ce ne fosse un altro
ad occupare la cappellina, come facciamo? Non si potrebbe portare, e
allora? Come dicevo, fino a poco tempo fa, chi comandava, in questo
caso, ci dava la grazia di poterlo accompagnare all’obitorio
dell’ospedale.
E adesso? Adesso non è più così, adesso se il cimitero
fosse occupato, che si sa, purtroppo, non si muore uno alla volta. Se
fosse occupato, l’ospedale è blindato, non si entra e non si può nemmeno
uscire. Pensiamo che ci sono quelli che abitano nei comuni lontani a
cui piacerebbe, portare il loro caro a casa, per la veglia funebre,
invece di prendere la macchina tutte le mattine e farsi quasi trenta
chilometri, fino al giorno del funerale. Nella nostra città, invece, lo
dobbiamo tenere a casa e se proprio non avessimo questa possibilità,
LORO ci consigliano, di portarlo all’ospedale di Torrette, molto comodo.
Ma perché non possiamo portarlo all’obitorio dell’ospedale della nostra
città? Ci dicono che non è a norma, a detta loro, mancano delle cose,
tra cui, dei campanelli, che, nel monitoraggio della salma, prima
dell’accertamento di morte e allestimento della camera ardente,
rivelerebbero dei possibili movimenti delle salme.
Io non lo so, quanto possano costare questi “campanelli”,
al cimitero hanno istallato dei rilevatori di movimento, per esempio,
rendendolo a norma. Forse questi “signori” nelle loro case, i LORO
ospiti, al loro arrivo si fanno annunciare e non hanno bisogno di
suonare niente. Ma vi assicuro che non costano così tanto. Ci dicono che
il problema è molto più complesso e l’obitorio dell’ospedale rimane
inadatto a ricevere salme esterne per problemi logistici. Poi, mi guardo
in giro e vedo, che poco più a un chilometro di distanza, c’è un posto
adibito per queste cose, che vagamente, ma è solo una mia impressione,
sembra quasi una vecchia rimessa per le biciclette. In quel caso dove
sono gli elementi a norma? Quali sono? E soprattutto, dov’è il
campanello? E’ forse il crocefisso appeso, a fungere da segnalatore di
movimento? In questo caso, grideremo al miracolo.
Poi prendo la macchina, faccio un giro all’interno e vedo, garage, sotto
scala, dove nessuno dice niente, dove forse è rimasto il rispetto che
qui non abbiamo più. Forse non sono le cose a non essere a norma, sono i
LORO interessi a non esserlo, perché i turni, non ci sono più da tanto
tempo, ma “qualcuno” continua a consigliare la ditta di turno, quello
non è a norma, ma va bene lo stesso, perché magari ci mangiamo un po’
sopra, ma sono solo miei pensieri, sicuramente mi sbaglio, a pensar male
è peccato. Non lo so, non ho una risposta. E’ certo, che quando verrà a
mancare uno di LORO, o una persona “importante”, allora sicuramente,
come già successo, ci saranno permessi speciali e dove noi troveremo
porte chiuse, a LORO stenderanno anche il tappeto rosso, spazzando via
la teoria della “
Livella” del Signor Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio in arte Totò, creando morti di seria A e quelli di serie B.
Un bacio e un saluto a tutti.
Di Umberto Mantoni
Voglio condividere questo articolo scritto da mio nipote Umberto (che ha un'impresa di pompe funebri) anche se, so bene, che parlare di funerali e tutto ciò concerne la morte non sia proprio un argomento "allegro", però anche intorno al mondo delle pompe funebri esistono problemi e scorrettezze che non vanno sottovalutati e, soprattutto, taciuti.