giovedì 28 aprile 2016



Era il 1943, c'era la guerra e mia madre Chiara aveva 17 anni.
Viveva in campagna in una casa colonica con i genitori e le sue sorelle.
Lei era la secondogenita nata nel 1926, prima di lei c'era mia zia Piera nata nel 1924,
poi zia Ida nata nel 31 e  zia Olga nata nel 1933.
I miei nonni erano mezzadri, coltivavano la terra e accudivano il bestiame per il padrone del podere
e della casa in cui abitavano. Tutto ciò che raccoglievano con immensa fatica dalla terra andava per metà al padrone e quando
il raccolto era scarso (e capitava spesso) per loro rimaneva davvero poco, neanche quasi da sfamarsi.
Poi c'erano anche i soldati tedeschi che capitavano ogni tanto nelle campagne a far razzia di farina, uova, polli,verdure, patate e
allora voleva dire fare la fame.
Mia madre essendo la seconda figlia era stata destinata al lavoro nei campi, sua sorella più grande aveva avuto il privilegio
di andare ad imparare da una sarta a "cucire di bianco" cioè ad imparare a ricamare, tessere la stoffa sul telaio, cucire.
Le altre due sorelle erano troppo piccole per sopportare la fatica di guidare i buoi che trascinavano l'aratro, o di falciare
l'erba, o di aiutare durante la mietitura.
Ricordo che mia madre mi raccontava che capitava spesso che doveva alzarsi alle 3 di notte per aiutare suo padre nella semina,
o per dar da mangiare ai buoi, o per mungere le mucche. Lavorava come un uomo, forse anche di più. Con orgoglio mi diceva
che il padrone del podere, che spesso litigava con mio nonno, era soddisfatto ugulmente perchè c'era lei che sapeva mandare
avanti il lavoro nella casa colonica.
Malgrado il troppo lavoro e le immense fatiche però, mia madre era anche una ragazza carina e simpatica.Il sabato sera andava spesso a ballare in un granaio di una casa vicina
dove si riunivano i contadini della zona per passare qualche
ora di svago, c'era un'orchestrina improvvisata, che suonava la fisarmonica e l'armonica a bocca.
C'era la guerra e di giovani uomini non ce ne erano tanti, erano quasi tutti al fronte.
 Però c'era Davide, un giovane ragazzo di 18 anni, che aveva perso
la mamma da poco e che aveva 3 fratellini piccoli. Suo padre era cagionevole di salute e così doveva pensare quasi a tutto lui per mandare avanti
la famiglia, era stato esonerato dalla leva per questo.
Subito mia madre e Davide avevano fatto amicizia e malgrado a quei tempi non c'era modo di frequentarsi spesso, capitava che si vedevano qualche volta in chiesa,
o durante i mercati nel paese vicino.
Si scambiavano qualche parola e tanti sorrisi.
"Aveva dei bellissimi occhi, occhi bianchi", che nel nostro dialetto"bianchi" sta per "azzurri", mi disse mia madre la prima volta
che mi raccontò di Davide.
(continua...)

giovedì 21 aprile 2016






Vasca da...fragole!



Stamattina sono andata in campagna  da mio fratello Giorgio e ho fatto un po' di foto al suo bellisimo orto e ai suoi animaletti da cortile.
In una foto ci ho beccato pure lui  per sbaglio...:-)

venerdì 15 aprile 2016




Speranza...

Sono petali bianchi
sporcati di sangue
e letame
Come anime perse
nel limbo
delle ingiustizie

Eppur vagando
il pane ha ancora il suo profumo
                                e il mare accarezza la sabbia dorata   
                         
Eppur i piccoli particolari
e i faticosi progressi
sono evidenti
malgrado stridano con le ciniche
gesta di chi gode
del suo egoismo

Sono ali leggere
su cui posare le gambe stanche
per poter ricominciare
il cammino
dopo l'ennesima sconfitta
mai accettata

Sono i motivi
e la forza
per continuare a vivere.
 

E ancora speranza......

Sotto la pelle
scorre ancora
la voglia di vivere
Arrampicarsi su mura scivolose
per accertarsi ancora
di esistere
malgrado il vento
impetuoso
frena e frantuma sogni congelati
da anni
Sotto le ciglia
ancora occhi che voglion
vedere
e non solo guardare distratti
le scene solite e magre
come le dita che afferrano
il nulla
E dentro il cuore
germoglia ancora
quel seme piccolo
ma duro come una roccia
...
 speranza.

sabato 2 aprile 2016


(Io e Teresa  - Maggio 2015)




Ci sono sguardi che non si dimenticano
come i giorni felici e inaspettati
Poi ci sono le parole
che rimangono stampate nella mente
come i ricordi più belli
della gioventù
Il tempo sbiadisce
tante sensazioni
ma sa mettere in risalto
ciò che più conta veramente
l'affetto dato e ricevuto
senza riserve
senza calcoli  
senza chiedersi 
il perchè..
Perchè se è vero
che tutto passa

e tutto cambia
è anche vero
che c'è un qualcosa
o un qualcuno
che rimarrà sempre
nel cuore.

sabato 26 marzo 2016



ITACA

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l'emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d'estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d'ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città dell'Egitto,
a imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la ritrovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.

- Konstantinos Kavafis -

venerdì 18 marzo 2016


CI SONO GIORNI
Ci sono giorni in cui
non si ha voglia di fare niente
e quello che si è costretti a fare
è fatto con gesti automatici
senza impegno , senza metterci passione
Ci sono giorni in cui
solo i pensieri,
i più svariati,
sono in primo piano e catalizzano
tutte le energie
E se i pensieri sono tristi e grigi
allora sembra di essere in balia del tempo
in balia degli altri che reclamano  attenzione
Ci sono giorni in cui
le nuvole sono un tutt'uno con il cuore oppresso
e il sole sembra solo un'invenzione
Ci sono giorni in cui si pensa di aver sempre zoppicato
e non camminato e non corso
come si credeva di aver fatto
Ci sono giorni in cui
non si riconoscono le persone e il mondo
che hanno sempre fatto parte della propria vita
e ci si sente soli
e inutili
e sciocchi
e sconfitti.....
Ci sono giorni in cui.....
Si aspetta che il tempo
li porti via.....















domenica 6 marzo 2016

PER TUTTE LE DONNE...




E Dio mi fece donna
dai lunghi capelli
dagli occhi,
dal naso e dalla bocca di donna.
Con delle curve
delle pieghe
e delle molteplici ondulazioni.
Mi scavò poi dentro
per farmi diventare il giardino di esseri umani che sono.
Tese delicatamente i miei nervi
e bilanciò con cura
il numero dei miei ormoni.
Compose il mio sangue
e me la iniettò poi in vena
in modo di irrigarmi
tutto il corpo:
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto.
Tutto quel che creò lo fece delicatamente
a colpi di sospiri
trivellazioni d’amore,
le mille cose che conformano il mio essere donna giorno dopo giorno
quelle per le quali mi alzo piena di orgoglio
ogni mattina
e benedico il mio sesso.

Gioconda Belli
Poetessa, saggista, narratrice, nata a Managua (Nicaragua) il 9 dicembre 1948
(Trad. di M. Fernàndez)
Opera: La ternura - Oswaldo Guayasamin - Ecuador


(Grazie ad Edu per averci segnalato questa bellissima poesia.)